Gli occhi di Caterina non li ha mai dimenticati. Quello sguardo perso, disperatamente vuoto, di una ragazzina rimasta improvvisamente sola al mondo. Il padre che uccide la moglie, sua madre, e poi decide di farla finita: una scia di sangue impossibile da cancellare, da rimuovere dagli occhi e dalla mente. “Caterina è stata la prima ragazzina che ho provato ad aiutare”, raccolta Roberta Beolchi, anima e cuore di Edela, Associazione nata tre anni in soccorso degli orfani di femminicidio. Melania Rea, la donna uccisa nel 2011 dal marito al culmine di un litigio, è un’altra storia che ha profondamente segnato Roberta Beolchi. “Il mio primo pensiero andò ai ragazzi, a chi restava e doveva comunque andare avanti”. Roberta cominciò così ad approfondire ed analizzare tutte le questioni legate ai femminicidi, confrontandosi con criminologi, sociologi e avvocati. “Ho studiato a lungo e con grande attenzione, trovando però ben poco sull’argomento. Così – racconta – ho iniziato a prendere contatto con le famiglie affidatarie, quasi sempre nonni o zii. Ho capito che erano lasciati soli, persone invisibili, abbandonate al proprio destino. Una volta entrato in contatto con quel mondo non ho potuto più chiudere gli occhi. Ho deciso così di impegnarmi in prima persona”. Edela è un acronimo, perfetta combinazione dei nomi della sua famiglia, i figli Edoardo e Gabriele e l’ex marito Antonio, scomparso di recente. “Gli uomini giusti, e sono tanti, hanno un ruolo fondamentale in queste vicende. Le loro testimonianze possono essere più forti di quelle delle donne, ecco perché devono esporsi e sostenere le donne vittime di queste barbarie. La loro voce può fare la differenza e dare forza a chi, dopo l’orrore, deve andare avanti e provare a vivere”. Edela è una mano tesa verso il futuro, la parte bella di un mondo diventato improvvisamente buio per tanti ragazzi. L’amica generosa che prova a dare una mano, a regalare un sorriso di speranza. “E’ impossibile non pensare ai tanti bambini e ragazzi, figli di madri uccise dai mariti o dai compagni, non di rado davanti ai loro occhi. Un orrore difficile da raccontare, e impossibile da sanare. Con Edela cerchiamo di aiutare questi ragazzi, spesso minorenni, che meritano una vita il più normale possibile. Certo – continua – ci sono i problemi di tutti i giorni, come le bollette da pagare, ma c’è anche un futuro da costruire. Perché è giusto e necessario pensare alla quotidianità, ma anche provare a disegnare una prospettiva migliore, a donare loro una luce di speranza”. Roberta Beolchi nella vita fa l’architetto, lavora in tutto il mondo ed ha un’agenda fitta di impegni e scadenze da rispettare. “Ma Edela occupa da tempo un posto fisso nei miei pensieri, nelle mie giornate. Perché certe storie non le puoi cancellare mai, neanche per un attimo, ti restano dentro. Noi cerchiamo di fare la nostra parte, di dare il nostro contributo per un mondo di sofferenza ancora poco considerato”. L’attenzione dei media, dell’opinione pubblica si concentra infatti, quasi sempre, solo sui fatti di cronaca, ignorando gli effetti che quel sangue avrà su chi resta. Spenti i riflettori della stampa, restano brandelli di vita da mettere insieme.

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